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"le mie lettere son fatte per essere bruciate"
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Infine uscimmo a riveder le stelle
25 ottobre 2012
Questo posto è sempre nei miei pensieri.
Lo trascuro, moltissimo, ma ci penso sempre. Lo apro tutti i giorni, sapendo che sarà identico a se stesso, naturalmente, ma è un rito che non ho mai perso e che l'era del 2.0 devastante non ha saputo cancellare. E' però vero che non ho quasi più il tempo di fermarmi a scrivere, e questo è inquietante e dice tante cose su come cambiano i modi di stare dietro alle cose, sempre più rapidi e frenetici e se non ti adegui sei fuori.
Succedono poi tante cose, troppe. Rotolano in fretta, in frettissima, e fermarle è un'impresa. Io non ne sono capace e poi non ho più voglia di farlo. Se scivolano un perché ci sarà e allora va bene così, quando si fermano da sole allora io arrivo e me le prendo tutte e se riesco le fermo qui. Poi mi accorgo che sono troppe e allora, mioddio, non ne scrivo nemmeno una.
Ottobre è quasi finito e il sole è ancora caldo e i gerani non vogliono morire.
E nemmeno noi.




permalink | inviato da nonoranonqui il 25/10/2012 alle 17:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Tu, vestita di fiori
13 luglio 2012
Poi sei seduta in terza fila, il teatro gremito di gente, sul palco si consuma tutto quello che in una serata a teatro si può consumare. E arriva quel pezzo. Pem. Non te lo aspetti, arriva e basta e tu lo prendi in faccia come uno schiaffo. Sorridi, di lato, tanto è buio e non ti vede nessuno.
cogliere le rose a piedi nudi e poi
E allora pensi che aveva ragione Baricco, domenica, quando su Repubblica scriveva che esistono i pianisti, e poi esiste Glenn Gould. Esistono giorni normali, e poi esistono questi giorni qui.
In cui tutto, emotivamente, ti frana addosso e tu lo prendi, anzi lo accogli, come pioggia che rinfresca dopo una settimana di caldo bollente, apri le braccia, apri la bocca, apri il cuore e apri anche gli occhi, tutto deve bagnarti. E' meraviglioso, è meravigliosamente intenso, e doloroso, e gratificante e rallegrante. E' tutto, bene e male, in un colpo solo. Capita raramente, ma capita. E tu questi giorni qui ormai hai imparato a riconoscerli, arrivano annunciati dai sogni, di solito. E a viverli, soprattutto: a non ricacciarli indietro come fossero bestie nere o caselle del datario sporche. No, li vivi pieni e dentro.
prima ancora ch'io capissi e riscegliessi te
Questa sera si parte per il fine settimana al mare.
tu, eri bella. comunque bella




permalink | inviato da nonoranonqui il 13/7/2012 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10
20 giugno 2012
C'è lo stesso caldo di dieci anni fa, oggi. Esattamente lo stesso. Soffocante e avvolgente, di quelli che in certi momenti della giornata ti fa mancare l'aria e ti sembra di non potercela fare.
Sono passati dieci anni, da quella sera terribile, madida di sangue e disperazione. E sono anche passati dieci anni dal giorno della mia laurea, presto dimenticato. Ubi maior, come si dice.
E stasera io parto per il mare, non ci sarò in mezzo alla gente che ti ricorda. Non so come ho fatto a non pensarci, quando due mesi fa prenotavo il volo. Secondo me sono quelle cose inconsapevoli del cuore e della mente, che tendono a rimuovere e a insabbiare. Ma forse va bene così: ti ho scritto due parole, e tra poco sarò tra le braccia di chi ti è sovravvissuto con grandissimo coraggio. E questo basta.
Buon inizio estate, allora.





permalink | inviato da nonoranonqui il 20/6/2012 alle 9:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Di me, perché
22 aprile 2012
Del fatto che i social network, che ormai sono più di quanti possiamo tenerne a mente (password comprese), abbiano assassinato i blog ho abbozzato tempo fa. Ne resto profondamente convinta, e il mio è un esempio di come la velocità espressa e la sintesi che i social network ti chiedono sia perfettamente contestuale al pochissimo tempo che si ha da dedicare a internet, inteso come sollazzo. Scrivere un lungo post è una cosa che sta nella mia testa da mesi, ogni mattina mi alzo e dico oggi scrivo, poi però non trovo il tempo e allora sostituisco il mio post con uno status su facebook, per esempio, o ancor meglio se di tempo ne ho ancora meno con un tweet. E' orrendo, ma è così. Pensavo che non potesse accadere e invece sta accadendo, e allora mi trovo con infiniti post nella testa che giorno dopo giorno si allungano angosciosamente perché le cose si accumulano e quando lo scriverò probabilmente sarà lungo quanto un romanzo. Ma comunque. Ne siano anche testimonianza i miei link, qui accanto: metà di questi, che una volta erano non solo attivi ma molto aggiornati e frequentati, sono oggi semimorti o addirittura decaduti.
E il social network che in questo momento mi ha letteralmente rapita è Instagram. Parlare con le fotografie istantanee, come erano le vecchie polaroid, mi dà ogni volta un brivido: sarà perché in 35 anni ho usato le parole con la sacerdotale cura di una vestale, e ne ho sempre usate moltissime, molte più di quelle che servivano. Sarà per questo, non so, ma l'idea di poter dire come sto con un'immagine rende tutto molto, ma molto meno faticoso. E in questo momento ho bisogno che tutto sia meno faticoso.
Mi mancano molto i tempi in cui la prima cosa che si faceva, al mattino, era aprire questa pagina, scrivere e nel giro di due ore aver chiacchierato con un sacco di persone.
Buona serata.






permalink | inviato da nonoranonqui il 22/4/2012 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
The social network
20 gennaio 2012
Che bel film. Visto ieri sera.

Pensavo, stamane, che Facebook e Twitter hanno ucciso i blog.

Buongiorno.




permalink | inviato da nonoranonqui il 20/1/2012 alle 14:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Happy new year
4 gennaio 2012
Ho cucinato le lenticchie, che non erano mica male. Le abbiamo mangiate, come si conviene con un bambino piccolo, alle 19.30, mentre fuori dalla finestra la montagna si preparava per grandi festeggiamenti. Noi, invece, alle otto e mezzo avevamo finito di cenare e di brindare, due con lo spumante del gentil cliente e una con l'aranciata amara. Noi che alle 22.45 eravamo saldamente dentro a un letto, nonostante i vicini di casa avessero organizzato un rave under 20 con volumi impossibili da riportare (come, del resto, i loro edificanti discorsi). Noi che il primogennaioduemiladodici ci siamo alzati alle otto in punto e siamo usciti nella neve appena posata e nell'irrealtà immobile e silenziosa che solo certi primi dell'anno possono avere. Quando poi, verso le 13, il mondo ha rimesso il naso fuori di casa, noi ci siamo ritornati per il pranzo.
Non ho mai amato il Capodanno, per una serie di ragioni infinite e noiose, forse. Da quando c'è lei, in ogni caso, mi sono sempre salvata. Si può mica andare a una festa e fare le 4 del mattino con una bimba piccola, no? Il Visconte si è adattato, diciamo così. Ha fatto qualche scena da rigurgito post adolescenziale ma alla fine, ne siamo convinti tutti, gli è andata di lusso così. E' solo che bisogna abituarsi a dare questa risposta quando la gente matta ti chiede con furore "cosa hai fatto all'ultimo dell'anno?": mangiato bene, dormito bene prima dei botti, grazie. E' facile, dirlo. Personalmente, mi rende pure fiera.
In ogni caso, il duemilaundici è stato un anno importante, che non si scorderà facilmente. E' stato un anno di grandi dolori ma anche di grandi gioie ed è stato, soprattutto, l'anno della consapevolezza e della responsabilità. L'anno della presa di coscienza di quello che siamo e quello che vogliamo. E questo è moltissimo. E' molto più di quello che, a volte, si può avere nell'arco di una vita intera.
Buon anno.
 




permalink | inviato da nonoranonqui il 4/1/2012 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
La differenza tra me e te
17 novembre 2011
Ci son compleanni e compleanni.
Mi spiego.
I compleanni sono forti o deboli, a seconda di alcune variabili. I compleanni forti sono quelli che ricordi perfettamente e che mai, dico mai in senso assoluto, potresti scordare. Sono per esempio quelli dei tuoi familiari, che a forza di festeggiare ti sono entrati dentro. Oppure quelli di qualche amore sepolto, e quel giorno te lo porterai dietro per sempre pensando a cosa faresti se lui fosse ancora con te. Oppure quelli che ti si stampano nella mente per motivi particolari: per esempio, vai a pranzo con una persona e non ti ricordi del suo compleanno, lei a un certo punto dice offro lo spumante perché è il mio compleanno e allora ecco, quel giorno mica te lo scordi più.
Poi ci sono i compleanni deboli, quelli che proprio non riesci a ricordare. Ma per me funziona così: ho una memoria da elefante, questo è noto, e di tutti i compleanni di cui non ricordo esattamente il giorno ricordo però benissimo il mese. Voglio dire, impossibile che io scambi Aprile per Ottobre, ecco. Quello che mi frega e che frega i compleanni indebolendoli sono i mesi.
Sono compleanni deboli quelli che cadono, con particolare evidenza, in Settembre, Ottobre, Febbraio, Maggio. Mai e poi mai potrei dimenticare un compleanno che cade nel mese di Giugno Luglio Agosto Dicembre Marzo. Non so perché, ma è così. Ci son mesi che annebbiano e diluiscono i compleanni.


Buongiorno.



permalink | inviato da nonoranonqui il 17/11/2011 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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11 novembre 2011
Sono entrata in libreria, due giorni fa. Una di quelle grandi, profumate, luminose. Posto perfetto per nascondersi, perdersi. Faccio sempre una cosa, quando entro in libreria: vado verso il bancone delle novità, gli giro intorno, guardo, scruto. Dei libri che mi incuriosiscono per qualche motivo (l'autore è un amico, ci ho lavorato, ne ho sentito parlare, ho letto una recensione e via dicendo) ma che non comprerò, apro la pagina della dedica e dei ringraziamenti. Dedica e ringraziamenti sono due dei criteri con cui, a scatola chiusa, compro un libro di cui non so nulla. Uno che scrive una pessima dedica e ancor più quei rigraziamenti che paiono la lista della spesa, ecco, secondo me poteva anche non scrivere il libro. Ma questa è un'altra storia.
La mia storia è legata a Mr Gwyn. Una copertina fantastica, ruvida.
Sono anni che compro i suoi libri solo e soltanto per affetto, per amore retroattivo, nulla in più. Anni che li leggo, arrivo all'ultima pagina, li chiudo e dico: i miei vent'anni sono finiti da un pezzo, lui anche. L'ultimo, Emmaus, non l'ho nemmeno finito. E non sono una che in genere lascia i libri a metà, come dire.
Però insomma, un grande amore è un grande amore e possiamo anche raccontarci un mucchio di storie ma alla fine lo stomaco ci si stringe sempre, quando lo incontriamo, anche se lo incontriamo al parco con i suoi figli e la sua nuova compagna. Ho provato la stessa sensazione, leggendo Mr Gwyn. E ho pensato che sono invecchiata: o meglio, non mi sento vecchia ma quello che, di suo, leggevo a vent'anni e a vent'anni mi stregava oggi non funziona più. Continuano a funzionare certe suggestioni, certa dimistichezza con le parole e il loro suono, ancor prima del loro significato, quel filo che si impiglia dentro la storia e uscirne mica è facile. E poi lui ha un'altra cosa, che hanno i grande amori del passato: ti senti sempre pronta a difenderlo, a spada tratta, anche quando è indifendibile. Lo difendi perché in fondo difendi te stessa, e questo gli altri spesso non lo capiscono.
Comunque, ieri sera, mentre chiudevo e accarezzavo l'ultima pagina, ho pensato che Mr Gwyn è un ritratto. E si lo guardi bene puoi vederci anche un riflesso di te.




permalink | inviato da nonoranonqui il 11/11/2011 alle 10:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Cosa ti scrivo e ti dico
26 ottobre 2011
Ieri sera, a cena, c'era lei. Che è salita sull'altare, al mio matrimonio. E che conosco da 20 anni, anche se dirlo fa impressione e ci fa sentire vecchie. E che per poco non diventa mia cognata, ma questa è un'altra storia.
Che sa tutto, ma proprio tutto quello che di me c'è da sapere. E che questo tutto, in questi ultimi due anni così intensi, bellieorrendi, se l'è preso in faccia come un treno, come una porta sbattuta. C'è rimasta sotto, come tanti altri. E quando quella sera, in una terribile pizzeria milanese, io le ho detto ci riprovo perché non c'è abbastanza da buttare via, se non l'acqua sporca  e lei mi ha guardata dicendo io non credo, ma la vita è tua, ho pensato che forse una parte di lei l'avevo persa.
Sono settimane che non ci parliamo, perché non troviamo il tempo. Passiamo tutto il tempo che abbiamo, insieme, a disposizione con le nostre figlie e capite che non sono momenti in cui ci si può metter a parlare di certe cose. Poi però, ieri sera, mi ha guardata dritta negli occhi, con i suoi occhi limpidi, e mi ha detto: avevi ragione tu. Non ci credevo, ma avevi ragione tu e ho cambiato idea. La tua è una vittoria.
E allora penso che a volte queste cose fanno bene e ti danno il senso delle scalate, proprio nell'attimo in cui hai passato il valico e stai per lanciarti in discesa a tutta velocità.




permalink | inviato da nonoranonqui il 26/10/2011 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Chiama la polizia, che hanno fatto fuori la tua bella allegria
12 ottobre 2011
Per esempio, ieri sera ero sul balcone a fumare e fare due chiacchiere col Visconte, dopo aver messo a letto la pupa. Arrivano improvvisamente urla beluine da sotto (sono al settimo), ci affacciamo e assistiamo in diretta a un pestaggio selvaggio: due uomini su un altro, a terra. Calci e pugni, cose mai viste. Il Visconte, con il solito tempo romano di reazione, inizia a urlare, sveglia tutto il vicinato, questi si spaventano, camminano verso la via dietro, il Visconte urla "fermateli fermateli!" ma nessuno ovviamente li ferma e loro allora iniziano a correre, via, lontano. L'uomo resta a terra, prova ad alzarsi, ricade, gli sanguina il naso. E' in quel momento che il mio spirito civile (o forse solo da crocerossina de noantri) entra in azione, e chiamo il 113. Lo so, che non crederete a quello che vi dico, ma al 113 di Milano non mi ha risposto nessuno. Nessuno. Pronta, chiamo il 112. E anche lì, nessuno. Che so, forse sono in ferie visto il tempo. Che faccio, mi dico? Chiamo il 118. E fortunatamente rispondono. In quell'istante capisco di essermi messa in un impiccio, solo per aver fatto il mio dovere: l'ambulanza mi tempesta di domande (tipo: se uno stava schiattando, schiattava. Tempestività pari allo zero), poi mi passa la polizia che improvvisamente è rientrata dalle ferie, la polizia mi chiede chi sono, come mi chiamo, dove vivo, il mio numero, il mio citofono. Mi dice: si tenga pronta, che forse suoniamo stanotte al citofono per informazioni. Mi pare di essere in una untata di CSI e io voglio solo andare a letto. Deglutisco, penso: sticavoli, io di notte dormo. Ho solo segnalato una cosa orrenda, ora ve ne occupate voi. Non lo so, come poi l'hanno gestita: dal balcone ho osservato la pattuglia arrivare, quattro dico quattro uomini in divisa a cercar cosa non so, invece di far girare una volante. Quando mi sono stufata di guardare dal balcone come una vouyeure, ho spento il cervello e sono andata a letto. Non prima di aver disattivato il citofono. Buongiorno.



permalink | inviato da nonoranonqui il 12/10/2011 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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